Roberto Coda Zabetta ha da poco inaugurato una personale a Casa Zegna, lo spazio della Fondazione Zegna a Trivero Valdilana, in provincia di Biella. S’intitola E il giardino creò l’uomo e racconta la fragilità dell’ecosistema che abitiamo e non tuteliamo (fino al 12 novembre 2023).

Per dettagli: Visita il sito di Living Corriere

«Espongo una serie di lavori molto colorati che possono sembrare dei prati in fiore», spiega. «Il suo nome però è inequivocabile: Frana e Fango. Una denuncia della leggerezza con cui ci mettiamo in relazione con l’ambiente. Possiamo dire tutto quello che vogliamo, ma i risultati parlano da soli».

Nel Biellese è nato e cresciuto. «Anche se me ne sono andato, è una terra con cui ho un legame molto forte. Poi c’è la mia nuova terra, Loretello, che non c’entra nulla con le mie origini». È una frazione del comune di Arcevia, in provincia di Ancona, solo una quarantina di abitanti.

Un piccolo paradiso scoperto per caso: «Ero in viaggio per la Puglia, ho fatto una sosta nelle Marche e me ne sono innamorato all’istante. Come in tante regioni italiane, quando ti spingi nell’entroterra puoi scoprire un mondo meraviglioso, antico e contemporaneo, dove riesci a intravedere un futuro. A me è successo qui. Dopo tre giorni, mi sono messo a cercare casa».

Non pensava al tipico casolare di campagna che va tanto di moda nel nuovo Chiantishire, aveva in mente altro. «Il posto più contemporaneo che ho trovato in questo borgo medievale è l’ex consorzio agrario, che dagli anni Trenta è stato un punto di riferimento per i contadini. L’architettura non aveva niente di speciale, in fondo è un parallelepipedo, ma mi ha convinto subito».

Della ristrutturazione si è occupato personalmente: tutto, nello stato attuale, è una sua scelta, dalle enormi finestre aperte in facciata («Ho voluto creare una relazione con l’esterno che prima non esisteva») agli elementi d’arredo.

«L’estetica per me è essenziale, gli oggetti devono prima di tutto essere funzionali allo sguardo. Non mi interessa che una poltrona sia comoda, basta che sia bella. E non è vero che ‘è bello ciò che piace’, certe cose sono oggettivamente brutte».

Il monumentale lampadario che sovrasta il tavolo da pranzo, praticamente una scultura di penne Bic, è un’opera – e un regalo – di Aldo Mondino, artista di cui Roberto è stato assistente per dieci anni, dal 1995 al 2005.

«Mi ha insegnato a stare nel mondo dell’arte, che non vuol dire solo fare un bel quadro. Una delle cose più difficili è capire come collocare il proprio lavoro, dove mettersi, e questo te lo può insegnare solo un bravo maestro, con il dialogo».

Casa e studio sono praticamente tutt’uno: «Non mi sono inventato niente, è la vecchia idea di atelier, parola che oggi sembra diventata anacronistica. Intendo un luogo dove l’artista trascorre la maggior parte del suo tempo, anche quando non vive lì. Se non dipingo è perché sono in attesa della pittura. A un certo punto ti chiama e tu devi rispondere».

All’inizio Loretello doveva essere solo una via di fuga, ma con la pandemia è cambiato tutto: «Una cosa bella il Covid me l’ha lasciata ed è il coraggio di cambiare vita. Quando è iniziato tutto mi trovavo qui e qui sono rimasto. Ho capito che avevo voglia di consumare del tempo in questo posto». Se all’inizio stava due mesi a Loretello e dieci a Milano, ora la proporzione si è invertita.

«Ho cominciato a strutturare rapporti con le persone, a costruirmi seriamente una vita qui. E poi ci sono gli amici che vengono da fuori». Tra questi, i suoi galleristi. «Quando ci vedevamo a Milano stavamo insieme due ore, adesso tre o quattro giorni».

In casa lo spazio per la socialità non manca. Il tavolo da pranzo, che era un bancone del vecchio consorzio, può ospitare 24 persone comodamente sedute. Questo oggi, domani chissà.

Roberto Coda Zabetta non chiude la porta a nuove possibilità: «Questo che ho creato è il contenitore definitivo, quello in cui prende e prenderà forma il mio lavoro. Poi dove sarò io non lo so. La mia vera casa è sempre stata la mia valigia, sarà un luogo comune ma è vero, mi piace vivere così».

Per maggiori informazioni: Living Corriere

Lascia un commento